![]()
|
Via Dogana 2, Milano - tel 0272023202
numero unico gennaio
2001 ¾¾¾¾¾¾¾¾¾¾¾¾¾¾¾¾¾¾¾¾¾¾¾¾¾¾
_____________________________________ foglio dell'associazione culturale
valtellinesi a milano CUCU’ . . .
CUCU’
IL 2000 NON
C’E’ PIU’ Sì, è vero: il 2000 è alle
nostre spalle e davanti a noi si è aperto, anzi spalancato, un nuovo millennio,
ma, siamo sinceri, dobbiamo per questo fare festa? Non diremmo proprio, a
considerare gli angosciosi avvenimenti che il 2001 ha ereditato dal suo
predecessore. Per noi quindi il 2001 è un anno come gli altri, anzi sarebbe un
anno come gli altri, se non ci fosse per noi valtellinesi un avvenimento importante
da ricordare anzi da celebrare. Nel gennaio di quest’anno ricorre infatti il 200° anniversario della
scoperta, da parte del grande astronomo valtellinese Giuseppe Piazzi, del
pianeta Cerere.
l’astronomo
valtellinese Giuseppe Piazzi Ma
torniamo all’Associazione, che ci sembra poter dire, gode di buona salute: una
salute, come abbiamo già avuto modo di ricordare recentemente, fatta di soci in
aumento e sempre più presenti alle sue manifestazioni, di fitti ed intensi
contatti con le comunità della Valtellina e della Valchiavenna. L’Associazione ha inoltre accresciuto i suoi contatti anche a Milano con istituzioni varie pubbliche e private, contatti che ci portano ad accrescere il patrimonio già buono dei soci, perché abbiamo aperto l’Associazione anche ai milanesi (e lombardi) simpatizzanti delle nostre valli. La
nostra “politica” inoltre è apprezzata
anche presso le Istituzioni pubbliche e
bancarie della provincia di Sondrio e di Milano, che non hanno mancato di riservarci,
come sempre, una particolare “concreta” attenzione. Tutto
ciò ci induce a proseguire nella nostra azione e a dare ai nostri soci “servizi” sempre più puntuali con le visite
guidate a Milano e, per le grandi occasioni, in altre regioni
d’Italia, e forse, quest’anno, anche all’estero. Il
nuovo anno, dunque, ci trova preparati, rafforzati e aperti a nuove iniziative.
E poiché vogliamo essere stimolanti
anche per le istituzioni pubbliche della provincia di Sondrio, facciamo qui l’auspicio che venga realizzato
con noi (e con l’ufficio Valtellina, se tornerà ad aprirsi) una manifestazione:
“La settimana della Valtellina” a
Milano. Analoghe manifestazioni
le fanno le altre regioni o provincie, perché mai non dovremmo farlo noi ?.
Sarebbe, almeno ci pare, un modo intelligente e concreto per inaugurare
il nuovo millennio. A GIULIANO
ZUCCOLI IL “LAVEGGIN
d’OR” 2000
L’ing. Giuliano Zuccoli, Presidente e Consigliere Delegato della AEM s.p.a., è il “Laveggin d’Or” per l’anno 2000. Il Consiglio Direttivo della Associazione lo ha infatti designato, con voto unanime, per il nostro “massimo” riconoscimento. La designazione premia un valligiano che, per capacità, intelligenza, e serietà, si è imposto all’attenzione dell’opinione pubblica lombarda e nazionale. Giuliano Zuccoli segue nell’ordine dei “laveggin” il chirurgo Paolo Biglioli, il musicista Guido Manusardi, il missionario Padre Ugo De Censis e Zelia Albertazzi Pillitteri (alla memoria). La consegna del “Laveggin” avverrà in un contesto sociale e culturale, onde abbia la giusta risonanza, anche sulla stampa, come Giuliano Zuccoli merita. La data della manifestazione verrà al più presto comunicata ai soci. La
seconda pagina del
Lavécc Siamo lieti di poter pubblicare la
riproduzione di un documento eccezionale: l’edizione di lusso del giornale
settimanale “L’Emporio Pittoresco”, uscita nella settimana 8-14 agosto 1871 per
i tipi dell’editore Edoardo Sonzogno, che ricorda l’inaugurazione in Ponte
Valtellina del monumento dedicato a Giuseppe Piazzi, avvenuta il 27 settembre
del 1871.
|
| ![]() P
I A Z Z I
______________ Il
27 del prossimo passato agosto fu una vera solennità per Ponte di Valtellina, e
per quell’intera provincia, essendovisi inaugurato solennemente il monumento nazionale
al grande astronomo Piazzi, ivi nato. Sino dal primo mattino eravi un concorso
straordinario di persone venute da tutta la provincia e da varie parti
d’Italia; e vi si notavano, oltre alle
autorità provinciali e del luogo, il cavaliere G.Cacciatore, direttore
dell’osservatorio di Palermo, figlio all’illustre Nicola, degnissimo discepolo
di Giuseppe Piazzi, - il senatore Enrico Guicciardi, i rappresentanti di molti
comuni valtellinesi, il professore B.E.Maineri, che promosse il monumento nel
1865, e il nostro Costantino Corti, che lo scolpiva. La
statua venne opportunamente collocata sulla piazza parrocchiale, previa la
demolizione dell’angolo sinistro del quartiere dei reali carabinieri; essa, specialmente rispetto l’espressione
del concetto e la somiglianza, riuscì felicissima: il Corti fece opera degna del suo scalpello. Come si scorge nell’immagine che offriamo ai
nostri lettori, l’Astronomo Massimo è
collocato sopra semplice e bel piedestallo in abito del suo Ordine, intento
alla speculazione de’cieli. Le mani
conserte inferiormente al petto, tiene per la sinistra un pezzo dello zodiaco,
e l’intera sua positura risponde mirabilmente alle condizioni del grande scienziato. La
statua venne opportunamente scoperta proprio al tocco tra vive acclamazioni al
Piazzi, al Corti, alla Commissione e al suo presidente; e, dopoil suono della marcia-Piazzi, eseguita dalla banda di Sondrio e di Ponte, il
professore Maineri, che per questa circostanza aveva fatto pubblicare in
elegante volume la vita dell’astronomo col relativo ritratto (1), fu l’oratore
ufficiale, discorrendo tra vivi e ripetuti applausi della vita e delle opere di
Giuseppe Piazzi e tessendone l’elogio.
Dopo di lui parlarono e vennero pure applauditi il professore don Nicola
Piazzi, direttore del ginnasio di Ponte, l’ingegnere Nicola Cesare Piazzi,
pronipote dell’Astronomo Massimo, e
il professore Polatti, preside del Liceo di Sondrio. In tutta la giornata la musica allietò il paese: alle tre gran pranzo, e alla sera festa da
ballo, illuminazione e fuochi artificiali. Giuseppe
Piazzi nacque a Ponte il 26 luglio 1746, e fece i suoi studi a Milano e a
Torino, allievo del Tiraboschi e del celebre elettricista G.B.Beccaria. A 19 anni vestì l'abito dei chierici
regolari Teatini, e nel 1767 avviossi a Roma, discepolo dello Jacquier e del Le
soeur, illustri chiosatori del Newton.
Fu a Genova, a Malta, a Ravenna, a Cremona per offici scolastici e di
predicazione; ma, conosciuti i suoi
meriti, venne chiamato a Palermo, in cui doveva tanto illustrare sée la sua
scienza. Sussidiato dal re, andò a
Parigi, poi a Londra, dove conobbe celeberrimi scienziati, e in questa seconda
città il Ramsden, ottico di Halifax, cui porse consigli ed aiuti pel grande
cerchio, strumento che dopo molti dispiaceri riescì a portare a Palermo. Ritornato in questa metropoli, ricco di
nuove cognizioni e di strumenti, dà mano ai lavori della specola, di cui fu
direttore, stampa quattro libri di osservazioni, e comincia i celebri cataloghi
delle stelle, opera che gli valse il plauso di tutta l’Europa e il soprannome
di Astronomo Massimo: le sue scoperte e i suoi studi furono un
vero avvenimento scientifico. Di fatti,
la scoperta da lui fatta nel 1800 (1° gennaio) del nuovo pianeta Cerere, cui aggiunse il nome di Ferdinandea, per riconoscenza al re,
aperse la via alle successive di Pallade, di Giunone, di Vesta; e dappoi le varie sue opere e i suoi studi
sul moto siderale aggiunsero alla molta sua fama, che si fece mondiale. Sebbene religioso e in tempi difficili, Giuseppe Piazzi fu di sensi liberi ed aperti, nimico soprattutto dei Gesuiti, che fecero ogni cosa per perderlo: gentile, affabile e caldo di amore per la Sicilia e massimo per Palermo. Stimato e riverito dai monarchi e dai dotti d’Europa, moriva a Napoli il 22 luglio 1826, dove si era recato per la direzione di quell’Osservatorio, e fu sepellito nell’ipogeo di San Gaetano, sotto la cxhiesa di San Paolo, ove trovasi tuttavia il suo corpo. La
commissione pel monumento, non ostante le molte difficoltà, riuscì per
trionfare: dopo il Maineri, presidente,
fatto cittadino d’onore dal Municipio,
il quale – come notarono i giornali – fu l’anima dell’impresa, devesi molto
alla cooperazione dell’ingegnere architetto Luigi Marchesi, che in Ponte fu una
vera provvidenza; e sono da lodarsi il
sindaco, cavalier C.Quadrio e l'’ntero municipio. Compiamo la notizia con
le epigrafi dettate dall’autore della recente vita, le quali vennero riportate
con poca esattezza da quasi tutti i giornali. Davanti: GIUSEPPE PIAZZI
SCOPRITORE
DI CERERE FERDINANDEA CHE
APERTE NUOVE
VIE ALLA SPECULAZIONE DEI CIELI DESCRIVEVA
IN DOTTI VOLUMI LE
STELLE FISSE E
AFFERMATO IL MOTO SIDEREO FONDATORE
E MODERATORE DEI RR.OSSERVATORI
DI PALERMO E DI NAPOLI ILLUSTRAVA
LE NOBILI TRADIZIONI DELLA
SCIENZA ITALICA LA
DOTTA EUROPA ACCLAMA
L’ASTRONOMO MASSIMO L’ITALIA SPLENDIDA
GLORIA DELLA NAZIONE Al lato sinistro: AUSPICI
PONTE E LA VALTELLINA GLI
ITALIANI RIVENDICATI
A UNITA’ E INDIPENDENZA ERESSERO IL
XXVII AGOSTO MDCCCLXXI Al lato destro: NATO
A PONTE IL XXVI LUGLIO MDCCXLVI MORTO
A NAPOLI IL XXIILUGLIO MDCCCXXVI Al lato
posteriore: NELL’ESULTANZA
DI QUESTO GIORNO PONTE
E PALERMO PATRIE
DI ORIGINE E DI ADOZIONE ALL’ASTRONOMO
MASSIMO HANNO
SOLENNEMENTE RIAFFERMATO LA
FRATELLANZA DEI
DESTINI D’ITALIA DALLE
ALPI A SICILIA E così il paese va ogni giorno più satisfacendo i suoi debiti verso coloro che coll’opra o col senno coope-rarono alle fauste condizioni dei tempi presenti. G.R. __________ (1) Tip. già ditta Domenico Salvi e Comp. Milano, via Larga 19 La
terza pagina del
Lavécc _____________________________________________________________________ Don Giuseppe, un vecchio prete in cura d’anime a Roncaglia, mi aspettava
in canonica con il caffè pronto. Egli mi conosceva da tempo: nella mia funzione,
infatti, di Ispettore onorario delle
Belle Arti in Valtellina, ero riuscito a convincere la Sovrintendenza di Milano
a restaurare le cappelle della Via Crucis di Roncaglia, con preziosi affreschi
dei Ligari, uno dei beni culturali più importanti dell’intera Valle. L’accoglienza era stata, dunque, delle più calorose e la richiesta
che avevo in mente, di esaminare cioè i registri parrocchiali risalenti
all’epoca della “Valtellina grigiona” (1512-1797) era stata accolta da lui con
immediatezza e insospettato interesse. Dopo il caffè (in verità non dei migliori) si passò nella sala
dove erano custoditi i documenti ufficiali della Parrocchia. I “libri” erano in
buone condizioni, scritti in calligrafia chiara e ben legati. C’era tutto quello che mi poteva interessare:
nomi delle persone che, nate in luogo, si erano poi trasferite a Roma, e le
relative date: cosa potevo desiderare di più?. La mia ricerca partiva dunque
bene, anche se, naturalmente, avrebbe dovuto essere integrata con altri e soprattutto
con le altre parrocchie della costiera dei “Cech”: Civo, Mello, Dazio, Cevo,
Biolo ecc… Una lettura approfondita delle “carte” però non era facile in
una sala gelida dove non c’era ombra di un camino. Don Giuseppe, però, si era
sistemato avvolgendosi in una grande e strana coperta di lana ricciuta che in
quel momento gli invidiavo. Osservando poi meglio la calda coperta ebbi una
rapida intuizione: vuoi scommettere – mi dissi – che è la pelle della pecora di
“guerra” di cui mi ha tante volte parlato Armando ?. Il mio amico era stato infatti involontario testimone di un episodio
veramente emblematico di LA PECORA DEL PRETE DI RONCAGLIA
quei duri tempi. Nel “paese” della
legna, pare impossibile, la legna da ardere scarseggiava. Motivo?. Chi poteva
tagliarla, raggrupparla, trasportarla, cioè gli uomini in forza erano tutti
sotto le armi, sui vari fronti. Le persone anziane rimaste a casa dovevano
arrangiarsi come potevano: per i
deboli, per i poveri, era un vero dramma. Anche Armando, alla macchia per non avere aderito alla Repubblica
Sociale di Mussolini, viveva in modo molto precario spostandosi nella zona in
continuità per sfuggire ai rastrellamenti che i fascisti ormai facevano in
continuità. Una sera di novembre del ‘44 Armando, nei suoi spostamenti randagi, capitò a Roncaglia.
Richiamato da una luce che filtrava da una finestra della canonica. vide Don Giuseppe
che scartabellava dei documenti prendendo appunti. A un certo momento sentì
distintamente il parroco gridare alla perpetua: “Maria, la pegura!” . . . La pecora, si chiese Armando, ma cosa ho mai
capito ?. Aveva invece capito benissimo: due minuti dopo, infatti, sospinta
dalle vecchia Maria, un grossa pecora fece il suo ingresso nella sala dove Don
Giuseppe l’accolse con una leccornia: una manciatina di sale che l’animale
gradì molto, indugiando anche a leccare la mano del prete. Poi, come in un rito
dell’Arcadia, si accucciò sotto il tavolo coprendo ben bene le gambe del
reverendo che manifestò con un largo sorriso la sua soddisfazione per il calore
che la pecora emanava. Era vecchio, povero Don Giuseppe, praticamente abbandonato dai
suoi fedeli, tutti presi dai problemi della quotidiana sopravvivenza. Vecchio, diceva Armando raccontandomi
l’episodio, ma “güzz” (acuto), si era arrangiato come meglio poteva, inventando
la . . . pecora termosifone !. ( da “In Valtellina, in Valtellina
!” di Giovanni Pini ) UNA NOTIZIA BUONA E UNA CATTIVA
Cominciamo da quella buona: la nostra
Associazione è stata chiamata a far parte della Consulta Regionale Emigrazione.
Il compito a cui il nostro sodalizio è chiamato è importante: si tratta infatti
di attuare un col-legamento permanente con i nostri valligiani che vivono ed
ope-rano in Lombardia. Esso è inoltre chiamato a collegarsi con le Associazioni
Valtellinesi all’es-tero e ad organizzare, eventualmente, per esse, momenti sociali e culturali a Milano. Ed ora la notizia cattiva: dalla fine agosto 2000 l’ufficio Valtellina, situato in piazza Duomo, ha chiuso i battenti. L’ufficio, gestito con grande professionalità ed efficienza dalla dott.ssa Gianna Martinoli, era frequentatissimo da milanesi e non, ed è stato anche un punto di riferimento fondamentale per la nostra Associazione. L’uscita di scena – si spera provvisoria - dell’ufficio Valtellina perciò ci rattrista perché contrasta, inol-tre, con il grande sforzo promozionale che stanno attuando le forti “concorrenti” Val d’Aosta e Trentino. Le ultime notizie,
comunque, danno un ritorno, a Milano,
in tempi brevi, dell’ufficio Valtellina. Ce lo auguriamo di cuore, così come ci
auguriamo che riesca ad avere il successo operativo dell’ufficio di prima. La quarta pagina del Lavécc______________________________________________________________________ SAVOGNO . . . CHE SOGNO ! E’ vero che siamo in pieno inverno,
ma pensare fin da ora alle escursioni estive non è mai troppo presto. E fra
queste la salita a Savogno in Val Bregaglia è una di quelle che vanno
segnalate, perché troppo interessante E’ vero che bisogna affrontare un lunghissima
e ripida gradinata, gratificante però, perché si snoda fra i castagni della
fiancata aspra del monte.
|
||||||||||
| site by gusme.it | |||||||||||||